Non amo parlare di questioni troppo “virali”, ma in questo caso mi concedo un’eccezione nel tentativo di superare l’inevitabile reazione di pancia.

Il fatto in questione è ben noto: il programma televisivo Parliamone sabato – condotto da Paola Perego – ha  offerto in diretta nazionale su RAI 1 un dibattito surreale sulle presunte ragionei per le quali gli uomini italiani dovrebbero scegliere una donna dell’est invece di una connazionale, allegando una grafica decisamente sessista (“non frignano, non si appiccicano, non mettono il broncio, perdonano il tradimento e sono disposte a far comandare l’uomo”).

La RAI ha deciso la chiusura della trasmissione e lo ha reso noto tramite una nota ufficiale di Viale Mazzini. «Gli errori si fanno, e le scuse sono doverose, ma non bastano» ha scritto Antonio Campo dall’Orto, il direttore Generale della RAI.

Non mi soffermo troppo sull’evidente taglio sessista del teatrino in questione – chiaro e lampante per tutti – quanto su un dubbio che mi assale incessantemente da ieri: ma gli autori e i conduttori della RAI in che mondo vivono? 

Al di là dei tristemente famosi cliché e nonostante la dura resistenza di molti, l’Italia e gli italiani si sono da tempo lasciati alle spalle i retaggi del Mediaset-evo durante il quale i vari Pierino, Smaila, Jerry Calà, Pippo Franco mostravano gaudenti e bavosi i tipici tratti maschilisti dello stereotipo italiano Colpo Grosso.

Una vecchia foto del BagaglinoAutori e conduttori che parlano quotidianamente in diretta televisiva all’Italia intera (e non solo), sono coscienti del fatto che contenuti del genere possono certamente piacere ad una parte dell’audience, ma al contempo avere un effetto disastroso a livello europeo per quanto riguarda la dignità e la reputazione di bene nazionale inestimabile come la RAI?

Autori e conduttori pensano che l’Italia intera sia ancora imprigionata nelle banali logiche goliardesche del Bagaglino, oppure si sono resi conto che nonostante tutti i detrattori, i democristiani, l’UDC, Enrico Papi, le connessioni ad internet scadenti, i tagli alla cultura, i 30 anni di Berlusconismo, Striscia la Notizia, Paperissima, il Grande Fratello, l’Isola dei Famosi e il fiato della Chiesa Cattolica sempre sul collo, ce l’abbiamo fatta a crescere?

Oppur conoscono perfettamente la situazione ma hanno cosi poco a cuore la salute e il valore dell’azienda che si permettono senza alcun pudore di lavorare – come dice il grande regista René Ferretti – a cazzo de cane?

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