Ministro Poletti

Durante un incontro con gli studenti dell’istituto tecnico professionale Manfredi-Tanari di Bologna, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti parlando delle opportunità di occupazione per i giovani ha detto che “il rapporto di fiducia è un tema sempre più essenziale, si creano più opportunità a giocare a calcetto che a mandare in giro i curricula“. Affermazione, ovviamente, da prendere con le pinze data la mancanza di contesto e la varietà di interpretazioni a cui si presta.

Ad ogni modo ci sono molte persone più competenti di me in grado di criticare nei dovuti modi le amene parole del Ministro Poletti.

Mi permetto di aggiungere un mio breve commento al calderone delle rimostranze perché il Ministro ha toccato un tasto davvero dolente.

Probabilmente Poletti non si rende conto della gravità della sua affermazione limitandosi ad un’interpretazione superficiale, distratta, approssimativa. Ciò che gli sfugge temo siano che le radici del pensiero che sottende affondano in uno dei nostri più chiari mali.

Perché è esattamente cosi: ciò che la mia esperienza mi suggerisce è che in Italia, per trovare lavoro, occorre perseguire la strada delle relazioni sociali, dell’amicizia, del favore ricambiato, della concessione, del regalo, del debito personale.

Tratti essenziali di una cultura familista che poggia le sue fondamenta sui legami utilitaristi, sulle parentele, sulla tradizione, sul rispetto familiare (più o meno esteso che sia), sull’imposizione degli interessi dei pochi sulla collettività.

E se tutto questo è concesso, se all’invio del Curriculum Vitae possiamo preferire il calcetto, allora perché non considerare l’ipotesi di lavorare gratis, di portare a spasso i cani del professore, di accompagnare a catechismo i figli del primario o addirittura assecondare le avances sessuali di un qualsiasi burocrate per un posto migliore in graduatoria?

 

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